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Jesse Owens distrugge la propaganda ariana e razzista ai giochi di Berlino 1936

 

Un obiettivo da raggiungere anche grazie all’immane lavoro di ripresa di Leni Riefenstahl, la cineasta del Reich, coadiuvata da oltre 40 operatori, che realizzò Olympia, oltre 4 ore di film finale sulle olimpiadi tedesche il cui montaggio richiese appunto più di 2 anni. Nessuno, però, aveva fatto i conti con Jesse Owens.

 

L’esclusione di 2 corridori ebrei costringe Owens a partecipare alla staffetta

A fare maggiormente scalpore non furono le 89 medaglie, di cui 33 d’oro, della Germania ma le 4 medaglie d’oro dell’atleta afroamericano guadagnate nei 100 e 200 metri, nel salto in lungo e alla staffetta 4x100 metri a cui non era nemmeno iscritto. Owens, infatti, fu costretto a partecipare alla staffetta a causa dell’esclusione di 2 corridori ebrei. Un’impresa realizzatasi di fronte ad una platea gremita di esponenti della razza ariana.

Il Fuhrer si limitò a non stringergli la mano, come fece con qualsiasi altro atleta che non fosse tedesco, lasciando lo stadio prima della cerimonia di premiazione e inviandogli un suo ritratto autografato qualche giorno dopo.

 

L’ America ignora Owens

Purtroppo anche in America il trattamento per Owens non fu migliore di quello nazista. Il presidente Roosevelt e il suo successore Harry Truma, infatti, si limitarono a ignorare del tutto il pluripremiato atleta. Fu necessario attendere Ford e il 1976, ben 40 anni dopo le olimpiadi berlinesi, perché le gesta del corridore afroamericano ricevessero la meritata considerazione, con il più alto riconoscimento civile degli Stati Uniti: la Medaglia per la Libertà.

Lo sport può cambiare la vita di comunità intere, non solo di singoli atleti.